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sabato 16 ottobre 2010

Cagliostro


Cagliostro

Giuseppe Balsamo nacque a Palermo il 2 giugno 1743, dal mercante Pietro Balsamo e da Felicita Bracconieri. Nel 1756 entrò come novizio presso il convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone per essere affiancato al frate speziale, dal quale apprese i primi rudimenti di farmacologia e chimica. Nel 1768 sposò a Roma Lorenza Feliciani, avvenente e giovanissima ragazza dell'età di quattordici anni. Fino al momento del matrimonio non si hanno altre notizie documentate.
Risale al 1771 il primo viaggio a Londra della giovane coppia: sembra che là il Balsamo sia finito in prigione per debiti
Nel 1772 a Parigi, Lorenza s'invaghì dell'avvocato Duplessis e, a causa di questa relazione, fu rinchiusa nel carcere di Santa Pelagia, la prigione delle donne di malaffare.
Riconciliato con la moglie i due dopo varie peregrinazioni in Belgio e in Germania, rientrarono a Palermo e poi a Napoli.
Nello stesso anno, il Balsamo si recò a Marsiglia e si cimentò nelle vesti di taumaturgo, ma fu costretto a fuggire e a cercare riparo in Spagna, a Venezia, quindi ad Alicante per terminare la fuga a Cadice.
Ritornò a Londra nel 1776, presentandosi come conte Alessandro di Cagliostro, durante questo soggiorno, insieme alla moglie, che ora si fa chiamare Serafina, è ammesso alla loggia massonica "La Speranza". Da questo momento la vicenda di Cagliostro può essere ricostruita in conformità a documenti ufficiali. Grazie alle cognizioni acquisite, egli poté riscuotere successi appaganti che lo portarono, dal 1777 al 1780, ad attraversare l'Europa centro-settentrionale, dall'Aia a Berlino, dalla Curlandia a Pietroburgo e alla Polonia.
 Il nuovo rito egiziano di cui Cagliostro era Gran Cofto, aveva affascinato nobili ed intellettuali con le sue iniziazioni e pratiche rituali che prevedevano la rigenerazione del corpo e dell'anima. Grande risalto ebbe, anche la figura di Serafina, con il titolo di regina di Saba presidentessa di una loggia che ammetteva anche le donne.
Considerevole diffusione ebbero in quegli anni l'elixir di lunga vita, il vino egiziano e le cosiddette polveri rinfrescanti con le quali Cagliostro compì alcune portentose guarigioni curando, spesso senza alcun compenso, i numerosi ammalati che, nel 1781, gremivano la residenza di Strasburgo
Poliedrico e versatile, conquistò la stima e l'ammirazione del filosofo Lavater e del gran elemosiniere del re di Francia, il cardinale di Rohan, entrambi in quegli anni a Strasburgo. Tuttavia, Cagliostro raggiunse l'apice del successo a Lione, dove giunse dopo una breve sosta a Napoli e dopo aver risieduto più di un anno a Bordeaux, con sua moglie. A Lione, infatti, egli consolidò il rito egiziano, istituendo la "madre loggia", la Sagesse triomphante, per la quale ottenne una fiabesca sede e la partecipazione d'importanti personalità. Quasi nello stesso momento giunse l'invito al convegno dei Philalèthes, la prestigiosa società che intendeva appurare le antiche origini della massoneria
Coinvolto suo malgrado nell'affaire du collier de la reine il più celebre ed intricato scandalo dell'epoca, il complotto che diffamò la regina Maria Antonietta e aprì la strada alla rivoluzione francese. Fu arrestato e rinchiuso con sua moglie nella Bastiglia.
Nonostante il Parlamento di Parigi avesse appurato l'estraneità di Cagliostro e di sua moglie alla vicenda, i monarchi ne decretarono l'esilio: la notizia giunse a pochi giorni dalla liberazione, costringendo il "Gran Cofto" a riparare frettolosamente a Londra. Da qui scrisse al popolo francese, preannunciando profeticamente la caduta della monarchia. Attaccato dai francesi l'avventuriero decise di chiedere l'ospitalità del banchiere Sarrasin e di Lavater in Svizzera. Rimasta a Londra, Serafina fu persuasa a rilasciare compromettenti dichiarazioni sul marito che la richiamò in Svizzera in tempo per farle ritrattare tutte le accuse.
Tra il 1786 e il 1788 la coppia di nuovo riunita compì vari viaggi: Aix in Savoia, Torino, Genova, Rovereto. In queste città Cagliostro continuò a svolgere l'attività di taumaturgo e ad istaurare logge massoniche. Giunto a Trento nel 1788, fu accolto con benevolenza dal vescovo Pietro Virgilio Thun che lo aiutò ad ottenere i visti necessari per rientrare a Roma:
Cagliostro tentò di costituire anche a Roma una loggia di rito egiziano, invitando il 16 settembre 1789 a Villa Malta prelati e patrizi romani. Le adesioni furono soltanto due, ma l'iniziativa fu interpretata come una vera e propria sfida dalla Chiesa.
Il pretesto per procedere contro Cagliostro fu offerto proprio da Lorenza che, consigliata dai parenti, aveva rivolto al marito, accuse molto gravi. Durante la confessione: era stata indotta a denunciarlo come eretico e massone. Cagliostro, che sperava di ornare in Francia, aveva intanto scritto un memoriale diretto all'Assemblea nazionale francese, dando la massima disponibilità al nuovo governo. La relazione fu intercettata dal Sant'Uffizio che redasse un dettagliato rapporto sull'attività politica ed antireligiosa del "Gran Cofto": papa Pio VI, il 27 dicembre 1789, decretò l'arresto di Cagliostro, e della moglie Lorenza
Al consiglio giudicante, presieduto dal Segretario di Stato cardinale Zelada, egli apparve colpevole d'eresia, massoneria ed attività sediziose. Il 7 aprile 1790 fu emessa la condanna a morte e fu indetta, nella pubblica piazza, la distruzione dei manoscritti e degli strumenti massonici. In seguito alla pubblica rinuncia ai principi della dottrina professata, Cagliostro ottenne la grazia: la condanna a morte fu commutata dal pontefice nel carcere a vita, da scontare nella fortezza di San Leo, allora considerato carcere di massima sicurezza dello Stato Pontificio. Lorenza fu assolta, ma fu rinchiusa, quale misura disciplinare, nel convento di Sant'Apollonia in Trastevere dove morì. Del periodo di reclusione, iniziato il 21 aprile 1791 e durato più di quattro anni, rimane testimonianza nell'Archivio di Stato di Pesaro, ove sono tuttora conservati gli atti riguardanti l'esecuzione penale ed il trattamento, riservato al detenuto.
Il 26 agosto 1795, oramai gravemente ammalato, si spense a causa di un colpo apoplettico e la leggenda che aveva accompagnato la sua vita s'impossessò anche della morte

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