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domenica 3 ottobre 2010

Il pianeta azzurro


Noi chiamiamo il nostro pianeta "Terra", ma potremmo chiamarlo pianeta ”Acqua”: il 71 per cento della sua superficie è, infatti, coperto d’acqua.
Le ultime datazioni geologiche hanno portato a 3,9 miliardi di anni fa le prime tracce della presenza d’acqua sulla Terra. Com’è arrivata? All’università dell’Arizona, l’astrofisico Christopher Chyba ha calcolato che, se i corpi celesti che colpirono la Terra fossero stati soltanto per il 25 per cento pezzi di cometa, avrebbero potuto fornire tutta l’acqua che oggi riempie gli oceani.
L’acqua degli oceani non ghiaccia, non è mai congelata nemmeno miliardi di anni fa, quando il Sole era per il 30 per cento meno attivo. Ciò è in parte dovuto all’interazione fra oceano e vulcani che immettono nell’atmosfera anidride carbonica che produce un effetto serra naturale. Nel mare poi c’è il sale, le stime parlano di 175 mila miliardi di tonnellate di sale.
Grazie alle correnti, la percentuale di cloruro di sodio (sale) disciolto, circa 35 grammi per litro, varia poco da zona a zona.

Le alghe dei mari producono più della metà di tutto l’ossigeno della Terra, insomma, l’oceano è il vero "polmone verde" del pianeta.
Questa fabbrica dell’ossigeno funziona da circa 3 miliardi di anni, ovvero dalla comparsa dei primi cianobatteri, quei microrganismi acquatici che con la fotosintesi hanno cambiato la composizione dell’atmosfera liberando ossigeno.
Il mare garantisce anche la cattura dell’anidride carbonica in eccesso. Il dato più recente dice che più di un terzo della CO2 prodotta dall’uomo finisce nel mare, limitando il riscaldamento del pianeta.
Due i meccanismi che contano: il carbonio viene raccolto dalle fredde acque polari, oppure da una "pompa biologica", cioè dal plancton che effettua la fotosintesì.
La pompa funziona al meglio in aree come il Golfo di Biscaglia o al largo del Portogallo. Qui, infatti, la presenza dalla primavera all’autunno di acque fredde a 200 metri di profondità ricche di sostanze nutritive come azoto e fosforo, genera un aumento della produzione di fitoplancton. Che per metà viene mangiato dai pesci e per l’altra metà si deposita come biomassa sulla piattaforma continentale sommersa.  


Gli Tsunami, le onde anomale che travolgono di tanto in tanto le coste del Pacifico, hanno invece poco a che fare con le perturbazioni.
Nascono di solito al centro del Pacifico. All’altezza della grande frattura sottomarina in cui s’infila una delle zolle crostali. Lo tsunami ha inizio da una frana sottomarina innescata da un terremoto o da un’eruzione vulcanica, sotto forma di corrente che viaggia a centinaia di chilometri all’ora lungo la pianura oceanica.
Solo quando la corrente incontra la scarpata continentale, si forma l’onda anomala, alta decine di metri, in grado di spazzare via interi centri abitati.

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