saluto

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sabato 11 luglio 2020

Frida Kalho - Yo te cielo -


“È lecito inventare verbi nuovi? Voglio regalartene uno: io ti cielo, così che le mie ali possano distendersi smisuratamente, per amarti senza confini.”

Tu mi piovi – Io ti cielo
Tu la finezza, l’infanzia,
la vita – amore mio – bambino – vecchio
madre e centro – azzurro – tenerezza.
Io ti porgo
il mio universo e tu mi vivi.
Sei tu che io amo oggi.
Ti amo con tutti gli amori.
Ti darò il bosco
con una casetta dentro
con tutto il buono che c’è
nella mia costruzione, tu vivrai
contento – voglio che tu
viva contento. Anche se
ti do sempre la mia
assurda solitudine e la monotonia
di tutta una complessissima
diversità di amori –
Vuoi?

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testo originale

¿se pueden inventar verbos? quiero decirte uno: yo te cielo, así mis alas se extienden enormes para amarte sin medida..

Tú me llueves – yo te cielo
Tú la finura, la niñez, la vida
amor mío – niño – viejo
madre y centro – azul – ternura
Yo te entrego mi universo y tú me vives
Eres tú a quien amo hoy
te amo con todos los amores
te daré el bosque con una casita dentro
con todo lo bueno que haya
en mi construcción tu vivirás contento
yo quiero que tu vivas contento.
Aunque yo te daré siempre
mi soledad absurda y la monotonía
de toda una complejísima diversidad de amores
¿Quieres?

lunedì 6 luglio 2020

L'incredibile Tempio thailandese: Wat Rong Khun


Wat Rong Khun (in thailandese: วัดร่องขุ่น) noto in Italia come Tempio Bianco, è un edificio di recente realizzazione situato in Thailandia a 15 chilometri dalla città di Chiang Rai. Il tempio buddhista ed induista interamente costruito in gesso e specchietti accoglie ogni anno migliaia di turisti.
Wat Rong Khun è stato progettato da Chalermchai Kositpipat un noto artista visivo thailandese impegnato, a partire dal 1997, anche nella costruzione della sua opera che prevede di terminare intorno al 2070. L’area del Tempio Bianco è molto ampia, le miniature, gli spazi, le sculture, gli ornamenti sono molto curati e l’aspetto è fantasioso.

testo copiato: 
“Per raggiungere l'edificio centrale si deve attraversare un ponte che sovrasta mani supplicanti di anime in pena che stanno sprofondando negli inferi; si tratta del “ponte del ciclo delle rinascite (o reincarnazioni) e simboleggia che la strada per la felicità sovrasta la tentazione, l'avidità e il desiderio. Dopo aver attraversato il ponte, il visitatore arriva alla "porta del cielo". Due enormi "naga” bianchi accompagnano i fedeli verso il tempio all'interno del quale, oltre ovviamente alle immagini del Buddha, si possono ammirare affreschi piuttosto inusuali. “
Questo Naga non ha un aspetto molto rassicurante.

Io non ho mai visitato questo tempio, le foto e le notizie vengono dal Web. 
Mi stupiscono alcune immagini dell'interno, mi sembrano insolite in un tempio 


>Virtual tour< click


qui si vede anche l'interno


venerdì 3 luglio 2020

Vicini simpatici 😊


I miei vicini sono molto simpatici. 
Ieri notte sono rientrato tardi e mentre facevo la doccia serale cantando a squarciagola, i miei vicini mi accompagnavano battendo il tempo sul muro. 😄

martedì 30 giugno 2020

Ponticella - Castello Sforzesco


La Ponticella (sale IX e X nel Museo d’Arte Antica)
La Ponticella forse progettata da Bramante fu fatta costruire da Ludovico il Moro nel 1465 serviva probabilmente per collegare gli appartamenti ducali con le mura della Ghirlanda oggi scomparse, e con il Barco, la riserva di caccia oggi parco Sempione.
 La costruzione è composta di un porticato caratterizzato da colonnine e da tre salette nelle quali la decorazione pittorica, forse commissionata a Leonardo è sparita, si notano nelle tre sale quattordici lunette con ritratti degli Sforza eseguiti attorno al 1530. Sembra che Ludovico il Moro trascorse qui il periodo di lutto per la prematura morte della moglie Beatrice d’Este e per l’occasione fece tappezzare le stanze di nero. In due lettere del 1498 il Duca disperato per la morte della moglie, definiva “negre” queste sale che sono ancora chiamate ”salette nere”.
La “Ponticella” subì una parziale ricostruzione nell’Ottocento da parte di Luca Beltrami (1854 – 1933.)