saluto

lunedì 24 settembre 2018

Una curiosità in Corso Monforte 43 MI


In Corso Monforte 43 c’è un edificio liberty in cotto e cemento con sei figure femminili ispirate a modelli medievali, dipinte ai lati delle finestre del terzo piano. Il progetto del 1889 dell'architetto Zanoni fu arricchito dai ferri battuti di Alessandro Mazzuccotelli. 
In basso, nella finestra del seminterrato, si nota un gatto in lamiera, dai lunghi baffi e la coda arrotolata sull’inferriata opera di Mazzucotelli. 
Chissà se il micio sta a indicare che qui si amano i gatti o deve solo spaventare i topi. 😊
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mercoledì 19 settembre 2018

Vecchia Milano: vicolo dei lavandai



Vicolo dei Lavandai
Sul Naviglio Grande, poco distante dalla Darsena di Porta Ticinese, c’è lo storico Vicolo dei lavandai monumento nazionale che prende il nome da un antico lavatoio dove fino agli anni cinquanta le donne facevano il bucato per i milanesi in una piccola derivazione del naviglio detta “el fossett”. Il vicolo è dedicato ai lavandai e non alle lavandaie, perché nell'Ottocento a occuparsi del servizio di lavaggio erano gli uomini organizzati nella confraternita dei Lavandai di Milano risalente al 1700. 
Distante un centinaio di metri dal vicolo c’è la chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio che ospita un altare dedicato al loro protettore. 
Oggi i locali della vecchia drogheria di cui si vede l’insegna nelle vecchie foto, ospitano un ristorante che ha mantenuto intatta l'atmosfera del luogo. 
È bello passeggiare nel pittoresco Vicolo dei Lavandai e nei cortili di alcune tipiche case di ringhiera, per ripercorrere la storia dell’edilizia popolare milanese, delle case formate da una corte centrale e da lunghi ballatoi. Oggi le abitazioni ristrutturate, sono abitate da artisti e la zona è costellata di locali tipici e originali, che si animano soprattutto verso sera e nel fine settimana. 




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lunedì 17 settembre 2018

Le piante "vedono e imitano"


Ho visto un filmato in TV e ho letto in rete notizie su questa pianta che mi hanno stupito.
La Boquilla Trifoliata è una pianta rampicante che vive in Cile ed è dotata d’incredibili capacità mimetiche, le sue foglie possono mutare colore, forma e consistenza per imitare quelle della pianta che gli fa da sostegno. 
La Boquilla può produrre contemporaneamente foglie simili a quelle delle piante con le quali è venuta casualmente in contatto durante la crescita. In alcuni casi è riuscita a far spuntare delle spine per imitare la pianta di cui era ospite. I botanici hanno concluso che per imitare qualcosa, bisogna conoscere quello che si vuole imitare, perciò si deve attribuire alla pianta la capacità di “vedere” quel che imita, anche se si tratta di una visione differente da quella cui siamo abituati. 
L’uomo ha una visione della realtà limitata alla propria percezione, la vegetazione è sempre stata considerata un elemento passivo e inanimato, ma gli studiosi sostengono che le piante potrebbero comunicare tramite vibrazioni o segnali elettrici come se fossero munite di sensori sulle foglie, questo gli permetterebbe di decifrare ciò che le circonda. 
La loro struttura è così avanzata che funziona, anche se hanno subito danni. 

sabato 15 settembre 2018

Cavalli (Caballos) Pablo Neruda



“Ho visto dalla finestra i cavalli”
Fu a Berlino, d’inverno. La luce
Era senza luce, senza il cielo il cielo.
L’aria bianca come un pane bagnato.
E dalla mia finestra un circo solitario
Morso dai denti dell’inverno.
Improvvisamente, condotti da un uomo,
dieci cavalli uscirono dalla nebbia.
Ondeggiarono appena, uscendo, come il fuoco,
ma pei miei occhi empirono il mondo
vuoto fino a quell’ora. Perfetti, accesi,
erano come dieci dèi dalle lunghe zampe pure,
dai crini simili al sonno del sale.
Le loro groppe erano mondi e arance.
Il colore era miele, ambra, incendio.
I loro colli erano torri
Tagliate nella pietra dell’orgoglio,
e agli occhi furiosi si affacciava
come una prigioniera, l’energia.
E lì in silenzio, in mezzo
Al giorno dell’inverno sudicio e disordinato,
i cavalli intensi erano il sangue,
il ritmo, l’incitante tesoro della vita.
Guardai, guardai e allora rivissi: senza saperlo
Lì era la fonte, la danza d’oro, il cielo,
il fuoco che viveva nella bellezza.
Ho dimenticato l’inverno di quella Berlino oscura
Non dimenticherò la luce dei cavalli.
Pablo Neruda