saluto

mercoledì 14 novembre 2018

Como: il Duomo e la porta della rana.


In questo periodo di esondazioni di fiumi e laghi mi sono ricordato la storia della rana del bellissimo Duomo di Como dove ho fatto la cresima nel millennio passato. 
QUI la comunione 😊
Lo zio comasco in occasione di una delle tante esondazioni del lago, mi raccontò che in tempi lontani, quando l’acqua si era ritirata dopo essere arrivata in Duomo, era stata trovata una rana in un’acquasantiera, ma c'è una storia più importante che riguarda una rana.
Nel Duomo di Como c'è una Porta chiamata “della rana” appellativo datogli per un bassorilievo situato a circa un paio di metri d’altezza sul lato sinistro di una porta dove è scolpita una rana che esce dallo stagno per catturare una farfalla. Nessuno conosce con esattezza il significato di quel bassorilievo, s’ipotizza che l’acqua fosse arrivata a quell’altezza. 
Nel 1912 un uomo impazzito distrusse a martellate la testa della rana, poi nel tempo le carezze scaramantiche dei turisti hanno consumato il marmo e oggi della rana è rimasto poco da vedere ma sono tante le figure di santi, angeli, mostri e animali immaginari che ornano la cattedrale.
Io ricordo di aver visto come punta massima Piazza Cavour completamente allagata e l’acqua che arrivava in via Caio Plinio a circa una cinquantina di metri da Piazza Duomo. Non riesco nemmeno a immaginare l'acqua che raggiunge due metri d’altezza dentro la cattedrale! 
In Rete però leggo che nel 1868 si ebbe il massimo livello idrometrico registrato 397 cm. e circa un terzo della città fu sommersa.



Bello ed esaustivo questo filmato trovato in Rete.


Il Duomo di Como dedicato a Santa Maria Assunta, sorge nel centro città ed è visibile anche da chi giunge da lontano, la sua cupola arriva a 75 m d’altezza.
La Cattedrale, iniziata nel 1396, è stata edificata per successive fasi durante tre secoli e mezzo, la cupola fu terminata nel 1744.
La facciata, gotica, è decorata da varie sculture. 
L’interno ha pianta a croce latina con tre navate divise da dieci pilastri ed è ricco di dipinti e arazzi. 
Bello anche il sistema organario che oggi ha 69 registri e 6515 canne. Realizzato nel 1932 dalla casa Balbiani Vegezzi Bossi di Milano è stato restaurato e inaugurato nel 1998, con l’aggiunta di altre 122 canne e due registri, per opera della casa organaria varesina Mascioni.

*segue un riassunto ricavato da varie fonti Web

Per la realizzazione della cattedrale di Como eretta sui resti della basilica di Santa Maria Maggiore ci vollero 344 anni. I lavori iniziarono nel 1396 su progetto di Lorenzo degli Spazzi da Laino in Val d’Intelvi. Le fondamenta furono gettate nel 1452 e, cinque anni dopo iniziarono i lavori della facciata. Nel 1487, sotto le direttive di Tomaso Rodari da Maroggia, si passò alla costruzione delle cappelle laterali e dovettero passare altri sedici anni prima che fossero gettate le fondamenta di quello che sarebbe stato il coro. Alla morte del Rodari, gli succedettero Franchino della Torre di Cernobbio e Leonardo da Carona. Nel 1596 furono finiti il coro e le sacrestie. Tra il 1627 e il 1640 fu realizzata la Cappella dell’Assunta mentre quella del Crocefisso fu costruita tra il 1653 e il 1665. La cupola fu terminata nel 1744. La facciata realizzata con marmi pregiati fu progettata da Fiorino da Bontà, ma fu realizzata da Amuzio da Lurago e da Luchino Scarabota. Alcune strutture e la maggior parte delle statue che sono contenute furono realizzate da Rodari e alcuni membri della sua famiglia. Le pareti e le porte laterali, progettati dagli stessi Rodari. La più ornata, sul lato sinistro, è la cosiddetta “porta della rana”.
Nell’interno della cattedrale si possono ammirare moltissimi capolavori tra cui nove arazzi del tardo 500, dei dipinti di Gaudenzio Ferrari, di Bernardino Luini, del Morazzone, lo stendardo di Sant’Abbondio e l’Incoronazione della Vergine. Anche tra le statue ci sono dei capolavori tra cui l’altare maggiore del settecento, la Deposizione dalla Croce, il polittico dell’altare di Santa Lucia, e la Crocifissione e il polittico dell’altare di Sant’Abbondio del primo Cinquecento.

venerdì 9 novembre 2018

Giornata della gentilezza: il vestito rosa

Amici-in-allegria: Il vestito rosa
Il 13 novembre è la giornata della gentilezza e per l'occasione ripropongo questo vecchio post perché considero questo racconto un atto di sensibilità, amore e gentilezza nei riguardi di chi può sembrarci "un po' diverso"



Il vestito rosa
Vidi una ragazzina seduta tutta sola nel parco. Tutti le passavano vicino e non si fermavano per scoprire perché sembrasse così triste. Indossava un vestito rosa logoro, scalza e sporca, sedeva e guardava la gente passare. Non provava mai a parlare. Non diceva una parola. Molti le passavano vicino, ma nessuno si fermava. Il giorno dopo decisi di tornare al parco per curiosità, per vedere se la ragazzina stava ancora lì. Sì, era lì, proprio nello stesso posto dov'era il giorno prima, e ancora con lo stesso sguardo triste negli occhi. Quel giorno ero decisa a fare qualcosa ed avvicinarmi alla ragazzina. Che, come tutti sappiamo, un parco pieno di gente strana non è il posto giusto, dove dei bambini possano giocare soli. Nell'avvicinarmi notai la parte posteriore del vestito della ragazzina. Aveva una forma grottesca. M'immaginai che fosse quella la ragione per cui la gente passava e non faceva lo sforzo di parlare con lei.
Le deformità sono un colpo basso nella nostra società, e il cielo vieta di fare un passo verso di esse e assistere qualcuno che è diverso. Avvicinandomi ancora, la ragazza abbassò appena gli occhi per evitare il mio sguardo. Da vicino potei vedere più chiaramente la forma della sua schiena. Aveva la forma orribile di una gobba esagerata. Sorrisi per farle capire che era tutto ok; ero lì per aiutarla, per parlare. Mi sedetti accanto a lei ed esordii con un semplice "ciao". La ragazzina sembrò colpita, e balbettò un "salve" dopo avermi a lungo fissato negli occhi. Sorrisi e anche lei sorrise timidamente. Parlammo finché venne sera, e il parco fu completamente vuoto. Chiesi alla ragazza perché fosse così triste. Lei mi guardò e con tristezza disse "perché sono diversa". Immediatamente risposi "lo sei!"; e sorrisi.

La ragazzina sembrò ancora più triste e disse "lo so".
"Cara, " dissi, "mi sembri un angelo, dolce ed innocente".
Mi guardò e sorrise, poi si alzò in piedi lentamente e disse "davvero?"
"Sì, sei come un piccolo angelo custode mandato a prenderti cura della gente che passa". Annuì con la testa, e sorrise. Così facendo aprì la parte posteriore del suo vestito rosa e lasciò uscire le sue ali. Poi disse "lo sono". "sono il tuo angelo custode" con un luccichio negli occhi. Rimasi senza parole - di certo stavo avendo un'allucinazione.
Disse: "Per una volta hai pensato a qualcuno oltre a te stessa. Il mio lavoro qui è finito."
Mi alzai in piedi e dissi "aspetta, perché nessuno si è fermato per aiutare un angelo?"
Mi guardò, sorrise, e disse "sei l'unica che possa vedermi" e poi se ne andò
.

dal web , non conosco l'autore

mercoledì 7 novembre 2018

Alberi colpiti dall'atomica HIBAKU.JYUMOKU


Che forza la natura!
Dopo le atomiche che distrussero Hiroshima e Nagasaki, lo scienziato Harold Jacobsen, sostenne che i luoghi colpiti sarebbero rimasti senza forme di vita per settantacinque anni. Però già nella primavera successiva iniziarono a spuntare dei germogli sugli alberi che si trovavano a circa due chilometri dall'epicentro dell'esplosione alcuni addirittura in un raggio di 500 metri. Ora quegli alberi sono registrati ufficialmente come Hibaku.jumoku un’espressione giapponese che significa "alberi colpiti dalla bomba atomica" rappresentano il simbolo della vita e della rinascita e sono tutti identificati con un’apposita targa. A Hiroshima sono circa 170 di trentadue differenti specie.

In questi giorni in cui in Tv abbiamo visto alberi spezzati e addirittura intere foreste rase al suolo dal vento, mi stupiscono questi alberi che hanno resistito a un'esplosione atomica.

lunedì 5 novembre 2018

Sotto una volta stellata - Planetario di Milano-


Civico Planetario 
Inserito nel Polo dei Musei Scientifici della città, il Civico Planetario "Ulrico Hoepli" di Milano è un istituto per la divulgazione e la didattica dell'astronomia e delle scienze collegate. Frequentato ogni anno da almeno 100 mila persone, è il più grande d’Italia. “planetario” è il nome dello strumento (visibile nella foto) che permette di proiettare con realismo e suggestione il cielo stellato, i pianeti il loro movimento sulla volta celeste e i fenomeni astronomici osservabili nel passato, nel presente e nel futuro da qualunque luogo del pianeta.
Il Planetario inaugurato nel 1930 fu commissionato all'architetto Piero Portaluppi dall'editore italo-svizzero Ulrico Hoepli  che lo donò alla città. 
L’edificio fu danneggiato durante i bombardamenti del 1943 ma non subì danni il planetario che era stato smontato e portato in un posto più sicuro. Nel 1954 l'edificio è stato ristrutturato ed è stata sostituita la parte interna della cupola (20 m. di diametro) prima in tela e ora in pannelli di alluminio. Negli anni sono stati fatti diversi aggiornamenti per rendere le conferenze più attuali tramite proiettori e laser. 
È allo studio una nuova sostituzione del planetario con un modello più tecnologico.