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venerdì 1 ottobre 2010

Specie a rischio per il dio palato


Specie a rischio per il dio palato (dal web)
In Norvegia e Giappone continua la caccia alle balene in via d'estinzione. C'è chi mangia carne di cane e di gatto, come alcuni popoli asiatici e chi, come noi, rabbrividisce al solo pensiero. D'altronde, l'Italia, assieme a Spagna e Francia, è tra i maggiori importatori di cavalli per uso alimentare e questo fa rabbrividire inglesi e americani. Quando facevo birdwatching e caccia fotografica, girando l'Europa, ho rischiato l'osso del collo sulle falesie dell'isola di Runde per fotografare i Pulcinella di mare a due metri di distanza, per scoprire poi che in Islanda si divertono a catturarle con una specie di retino per farfalle e ve le trovate nel menu del ristorante.
Allo stesso tempo noi italiani siamo inguaribili divoratori di vitelli a carne bianca (una vera vergogna zootecnica) e di polli con trenta giorni di vita. Sotto forma di carni fresche o salami e prosciutti mangiamo quantità industriali di maiali allevati in concentrazioni allucinanti, quando nei paesi di fede mussulmana, solo a parlare di suini si rischia la decapitazione. I paesi del Nord Europa, che spesso citiamo ad esempio per quanto riguarda il benessere animale, non sono immuni da peccati veniali e mortali. In spregio a tutte le convenzioni mondiali, la Norvegia (come il Giappone) continua a cacciare le balene in via d'estinzione e in qualunque ristorante dove ho mangiato, in quel paese, non mancava mai, di fianco al trancio di halibut, il filetto di balenottera. Il massacro delle foche che insanguina i ghiacci della Groenlandia, ogni anno suscita l'indignazione mondiale nei confronti del Canada. Insomma, scagli la prima pietra chi è innocente.
Possiamo affermare che sull'altare del dio palato sacrifichiamo non pochi princìpi etici, ma soprattutto ci giochiamo talvolta la sopravvivenza di specie animali. Le decine di sagre del Veneto e del Friuli dove si consuma la famosa "polenta e osei" dà una buona mano ai cacciatori legali e di frodo, nonché agli uccellatori, a diminuire sensibilmente la popolazione di allodole e altri uccelli insettivori già seriamente minacciati dai pesticidi, dagli incendi, dal disboscamento e dall'eccessivo numero di corvidi esistente.
Un'altra emergenza ampiamente sottovalutata è quella delle rane. Nel nord Italia, specialmente in Veneto, Friuli, Lombardia ed Emilia Romagna si sprecano le sagre delle rane fritte. Da Bondeno (FE) a Sedigliano (UD), da Ripatransone (AP) a Fonatnellato (PR) ogni estate cosciette di rane o animali interi finiscono a quintali nell'olio a friggere. E' ben vero che, per la maggior parte, si tratta di rane d'allevamento provenienti da Albania e Turchia, ma non mancano gli stand che offrono la rana DOC, quella pescata con la lampada o l'ancoretta nei nostri corsi d'acqua. Se pensiamo che ormai questi anfibi sono stati decimati dall'inquinamento e che una malattia fungina (chitridiomicosi) ne sta mettendo a rischio la sopravvivenza come specie, sarebbe opportuno vietarne il consumo tout court. Avere sulla coscienza l'estinzione di una specie per un peccato di gola è veramente troppo.
Oscar Grazioli
(ho copiato integralmente il suo articolo)

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