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mercoledì 2 novembre 2011

Giovanni Aldini


Giovanni Aldini (Bologna, 10 aprile 1762 – Milano, 17 gennaio 1834)
Aldini nipote di Luigi Galvani è stato studioso, ricercatore sperimentale e docente di fisica, presso l'Università di Bologna dal 1798 al 1807. Ottenne diversi brevetti, studiò la costruzione e il miglioramento dei fari, s'interessò di dispositivi antincendio, ideò un indumento ignifugo per i pompieri, e soprattutto concentrò la sua attenzione sulle applicazioni dell'elettricità in campo medico. Scrisse numerosi trattati fra i quali “An account of the late improvements in Galvanism” pubblicato a Londra nel 1807, nel quale asseriva, che in determinate condizioni, sarebbe stato possibile riportare in vita un cadavere mediante stimoli elettrici. Nei primissimi anni del secolo, l’elettricità era un argomento che affascinava anche la comunità scientifica e Aldini partendo dalle scoperte sull'elettricità animale, fatte dallo zio Galvani, organizzava le sue dimostrazioni-spettacolo nel retro dei tribunali, davanti ai quali si eseguivano le sentenze capitali. Subito dopo l'esecuzione prelevava i corpi e iniziava esperimenti raccapriccianti per dimostrare le sue teorie. Appoggiava elettrodi collegati a delle pile, sulle teste mozzate di animali ma anche su quelle degli esseri umani, che erano stati processati e decapitati. Con le scariche elettriche otteneva la contrazione dei muscoli facciali e anche l’apertura degli occhi. Inserendo gli elettrodi nei corpi decapitati provocava il movimento degli arti e la contrazione del corpo. Gli effetti sul pubblico avevano, ovviamente, un impatto fortissimo.
Nel 1803 a Londra eseguì un esperimento pubblico sul cadavere integro di un impiccato di nome George Forrest accusato, forse ingiustamente, di aver ucciso la moglie e la figlia. Il cadavere di Forrest stimolato dalla corrente elettrica fu scosso da violente contrazioni e sembrò, per un attimo, che respirasse. Quella stessa notte il suo assistente morì d'infarto forse a causa dello shock causato dall'esperimento. Aldini fu tra i precursori dell’elettroshock, credeva nelle potenzialità dell’elettricità ma probabilmente si era reso conto che l’elettricità poteva agire sugli arti, anche a un’ora dalla morte del soggetto, ma non sul cuore e tanto meno sul cervello.
Mary Shelley per la stesura del suo celebre romanzo “Frankenstein” pare si sia ispirata proprio agli esperimenti di Aldini.


4 commenti:

  1. E' così interessante questo tuo post che medito di condividerlo su qualche SN da me frequentato!

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  2. Ho fatto il post perché mi aveva incuriosito questa storia sentita a "Voyager"

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  3. Tutti si ricordano Galvani per i suoi esperimenti sulle rane, ma nessuno, salvo te, aveva pensato al nipote che pure ha grandi meriti. Bella la vignetta che si riferisce alla fine del post. Ciao e buonanotte.

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