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martedì 8 novembre 2011

Per i 150 anni dell'unità d'Italia: Antonia (Tonina) Masanello


Per i 150 anni dell'unità d'Italia è giusto ricordare la garibaldina Antonia (Tonina) Masanello.
Antonia Masanello nacque il 28 luglio 1833 a Cervarese Santa Croce provincia di Padova. Antonia e l'amico Marinello erano sorvegliati dalla polizia austriaca perché sospettati di cospirare contro gli austriaci e di aiutare chi voleva espatriare dal Lombardo - Veneto per raggiungere il Piemonte. Per questo motivo nella primavera del 1860, i due che si erano sposati e avevano avuto una bimba, varcarono la frontiera e con la loro piccola scapparono a Modena. In quel periodo si stava preparando la Spedizione dei Mille, Antonia e il marito decisero di unirsi a Garibaldi. Lasciata la figlioletta a un amico a Modena, raggiunsero Genova, dove seppero che le “Camicie Rosse” dirette a Marsala erano già salpate a bordo delle navi "Piemonte" e "Lombardo". I due però no si rassegnarono, Antonia si vestì da uomo, disse di essere Antonio il fratello minore di Marinello e riuscirono ad aggregarsi alla spedizione del pavese Gaetano Sacchi, che aveva il compito di portare in Sicilia, rinforzi e armi per i Garibaldini. Raggiunsero i Mille a Salemi  all’indomani della  Battaglia di Calatafimi (15 maggio). Antonia fu arruolata nel terzo reggimento della Brigata Sacchi e partecipò alla campagna di liberazione dell’Italia meridionale, compresi i durissimi scontri del Volturno, a fianco del marito che fu ferito più volte, ma lei rimase sempre indenne. Si racconta che nel vivo di una battaglia perse il berretto, Garibaldi vide i sui capelli e intuì quale fosse il suo sesso. Alla fine del conflitto ottenne i gradi di caporale e il “congedo con onore" sotto il falso nome di Antonio Marinello. Antonia e il marito tornarono a Modena, ripresero la loro bambina e da lì si trasferirono a Firenze. Malata di tisi, Tonina morì il 20 o il 21 maggio 1862 fu sepolta nel cimitero fiorentino; anche un quotidiano di New Orleans scrisse della morte dell’«eroina italiana».

Questo l’epitaffio dettato dal poeta risorgimentale Francesco Dall’Ongaro impresso sulla lapide:
  L’abbiam deposta la Garibaldina
    All’ombra della Torre di San Miniato
    Con la faccia rivolta alla marina
    Perché pensi a Venezia, al lido amato.
    Era bionda, era bella, era piccina ma avea
    Cor di leone e di soldato.
    E se non fosse che era donna
    Le spalline avrea avute e non la gonna
    E poserebbe sul funereo letto
    Con la medaglia del valor sul petto.
    Ma che fa la medaglia e tutto il resto?
    Pugnò con Garibaldi, e basti questo!

Dal 1958 quella lapide è al cimitero di Trespiano (FI), sotto il tricolore che sventola sulle sessanta tombe dei garibaldini.

7 commenti:

  1. Complimenti caro Enrico un post veramente bello che ci riporta a quanto hanno fatto per unire l'Italia.
    Tomaso

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  2. Il modo di celebrare il 150° che prediligo! Anche per riconoscere il ruolo, non marginale, delle donne nel Risorgimento, anche se in netta maggioranza non fu quello, certo, di combattere!

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  3. Ciao Enri,
    grazie per essere passato dal mio Blog! Il tuo commento è stato uno dei più divertente che abbi mai ricevuto!

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  4. Queste cose non si imparano a scuola. Grazie per avercele "insegnate" nel tuo blog. Ciao e buona serata.

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  5. Queste storie poco conosciute m'interessano. La cosa strana è che quando andavo a scuola la storia non era la mia materia preferita. E' proprio vero che con gli anni si cambia ;-).
    Un ringraziamento ed un saluto a tutti...ragazzi fra maschietti basta una stretta di mano ... ad Arianna do anche un abbraccio.
    Ciao
    enrico

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  6. Questa sì che era una vera eroina... grazie per la segnalazione Enrico :-)

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  7. Lei ha veramente combattuto a fianco del marito.
    Buona giornata Betty un abbraccio
    enrico.

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