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mercoledì 20 ottobre 2010

La storia del diamante blu Hope


La storia del diamante blu Hope, ritenuto portatore di sventura 

Si racconta che in origine il diamante, forse di112 carati, fosse incastonato in un idolo indiano. Nel 1642, un certo Tavernier, rubò l’idolo indù, e rivendette il diamante, a re Luigi XIV, che lo fece tagliare a forma di cuore riducendolo a 67,5 carati
Il ladro morì in modo tragico, qualche tempo dopo.
Madame de Montespan adoperò il diamante in un ballo di corte e da quel giorno non fu più la favorita del re. Da allora, tutte le dame che lo indossarono o le persone che lo possedettero finirono ghigliottinate durante la Rivoluzione francese, comprese la principessa de Lamballe e la stessa Maria Antonietta. Morti i reali francesi i gioielli della corona e il blu Hope sparirono.
Passò del tempo e il diamante approdò in terra di Londra dove fu di nuovo tagliato. Molto probabilmente, il diamante che comparve in un'asta londinese, era proprio il diamante di Maria Antonietta ed ora appariva nella sua ultima stupenda forma di 44.5 carati.
E' a quella asta che il banchiere Hope, cui si deve il nome del diamante, ne venne in possesso pagandolo un’ingente somma.
Nel 1830, il gioiello fu rubato e, il gioielliere che lo aveva tagliato, morì di crepacuore, quando seppe che era stato suo figlio l'artefice del furto. Lo stesso figlio si tolse poi la vita alla notizia della morte del padre per causa sua. Chi trovò il diamante tra gli averi del giovane fu colpito egli stesso da una morte improvvisa.
Dopo questi luttuosi fatti il diamante ricomparve al collo di una ballerina delle Folie Bergere, che fu uccisa proprio la prima sera che lo indossava.
Nel 1850, il diamante appartenne a Daniel Emerson che di lì a poco morì, povero, in un ospizio, mentre Simon Montharide, il successivo proprietario, fu assassinato con tutta la famiglia.
Il diamante aveva già una reputazione negativa, quando arrivò agli Hope che lo tennero sino a che non fu venduto al gioielliere Pier Cartier che a sua volta lo vendette nel 1912 al magnate americano della stampa Mc Lean, proprietario del Washington Post, che lo regalò alla moglie la Signora Evelyn Walsh.
La signora lo sfoggiava con grande orgoglio e sembrava che su di lei la maledizione non avesse alcun effetto. Fu la sua famiglia e le persone che vivevano attorno a lei a subire gravi disgrazie.
L'attività del marito subì un tracollo improvviso e furono costretti a vendere il Washington Post. Caddero in disgrazia e gli anni di sfarzosa ricchezza e prosperità sembravano essere finiti.
Per primo morì il fratello della signora, poi il suo figlio maggiore morì, in un incidente automobilistico, e una figlia finì avvelenata dai barbiturici. Un'altra figlia, divenuta proprietaria del diamante dopo che sua madre morì improvvisamente per abuso di stupefacenti, ha recentemente subito un infarto.
Nel 1949 il diamante blu fu venduto al gioielliere Hanry Winston, per risollevare le finanze, e questi dopo alcuni anni, se ne disfece donandolo alla Smithsonian Institution di Washington, che lo possiede ancora oggi.
Non si tratta di ammettere la realtà di una maledizione, ma  …quante coincidenze! 

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