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martedì 19 ottobre 2010

Manoscritto Voynich


Manoscritto Voynich
 E' un antico testo che prende il nome da un antiquario americano che l'ha a lungo posseduto, su cui per quasi un secolo studiosi, linguisti e crittografi si sono rotti la testa senza riuscire a decifrarlo.
È un piccolo libro di 22 centimetri per 16. È formato da 102 fogli, per un totale di 204 facciate scritte e illustrate, altre 24 pagine sono state strappate nel corso dei secoli. Le sue origini e l'autore restano ignoti, sebbene esso fosse accompagnato da una lettera del 19 agosto del 1666, di Johannes Marcus Marci, rettore dell'Università di Praga, ad Atanasio Kircher, uno studioso gesuita. Secondo la lettera, il manoscritto era opera dello scienziato del XIII secolo Ruggero Bacone.
Tutto il libro è coperto da una fitta ed elegante scrittura sconosciuta, vi sono 250 mila caratteri che formano oltre 4mila parole ignote. E' pieno di splendide illustrazioni di piante fantastiche, segni zodiacali e donne nude. Cosa contiene e a quando risale è un enigma a tutt'oggi indecifrato.
E'un codice inaccessibile anche ai più moderni computer dei Servizi Segreti Americani che per anni hanno tentato di interpretarlo.
La prima parte del libro è chiamata Botanica e contiene 113 disegni di piante non identificate.
La seconda sezione è detta Astronomica e presenta 25 diagrammi che ricordano temi astrali.
La terza parte è quella Biologica: mostra 227 figure di donne nude; molte sono incinte e immerse in vasche collegate da strani tubi.
La quarta sezione, detta Farmacologica, illustra centinaia di radici, piccole piante e contenitori di spezie.
L'ultima sezione è solo testo e sembra un indice.
Nel 1921 il filosofo William Newbold dichiarò che il manoscritto era opera di Ruggero Bacone, il misterioso filosofo-stregone del XIII secolo. Nel 1941 anche l'avvocato Joseph Feely attribuì il manoscritto a Bacone, ma anche la sua traduzione non convinse il mondo accademico. Nel 1987 Lev Levitov individuò nel volume l'unica copia rimasta del manuale per il suicidio rituale dei Catari, un gruppo d'eretici sterminati nel XII secolo. C'è chi sostiene sia stato redatto da Leonardo Da Vinci nel 1460. Altri invece vedono nell'opera la leggendaria Clavicola di Salomone, un testo magico del terzo Re d'Israele che conterrebbe evocazioni per dominare gli spiriti e istruzioni per costruire potenti amuleti. Tra i ricercatori più fantasiosi, c'è anche chi pensa che il libro non sia stato scritto in un codice segreto, ma che si tratti invece di un'altra lingua.
La teoria più recente è quella pubblicata dalla rivista scientifica americana "Nature".
Secondo lo scienziato Gordon Rugg, il manoscritto sarebbe ciò che rimane di una delle più antiche truffe della storia. E' certo che l'imperatore Rodolfo II di Boemia lo acquistò nel 1666 per la favolosa cifra di 600 ducati d'oro. In quel periodo erano presenti a Praga due personaggi molto controversi: Edward Kelley, uno spregiudicato avventuriero inglese e John Dee, un celebre mago e astrologo elisabettiano. Secondo Gordon Rugg, i due potrebbero aver scritto il libro, e averlo spacciato all'imperatore per un'opera del leggendario Ruggero Bacone. Nel manoscritto non ci sarebbe allora scritto altro che un continuo e beffardo bla bla bla...
E' custodito nella biblioteca dell'Università di Yale dal 1969.


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