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martedì 19 ottobre 2010

T'ung Shu


T'ung Shu
Secondo la tradizione, nell'anno 2256 a.C. Yao, uno dei leggendari "Cinque Augusti Imperatori" che regnarono nella Cina dei primordi, ordinò ai fratelli Hsi e Hu, esperti in arti magiche, di calcolare i movimenti del Sole e della Luna. In un anno di lavoro la coppia realizzò il primo Almanacco, una vera e propria summa delle loro conoscenze astronomiche e astrologiche che indicava, tra l'altro, i momenti più propizi per la semina, il raccolto, l'irrigazione, e illustrava vari metodi per predire il futuro.
Yao ne fece realizzare una versione a stampa che fu distribuita ai contadini.
Dopo qualche anno le predizioni cominciarono a rivelarsi sbagliate, l'Imperatore Yao ordinò che dell'Almanacco si occupasse un collegio di saggi, e decretò che ogni errore sarebbe stato punito con la pena capitale. Da allora il T'ung shu fu realizzato con la massima cura e diventò l'indiscusso punto di riferimento per tutto il popolo cinese.
Esiste una copia del 250 a.C. che prova che esiste da quasi tre millenni.
Nel II secolo d.C. il T'ung Shu subì un’evoluzione in virtù dell'opera di Chang Tao Lin (35-157 d.C.), detto "Maestro Celestiale", cui è attribuita la fondazione del Taoismo "religioso".
Chang Tao Lin illustrò ai lettori dell'Almanacco come avvicinarsi al Tao per mezzo di rituali magici e talismani e la religione Taoista si diffuse rapidamente in tutto il paese.
Khublai Khan (XIII secolo), nipote di Gengis il Conquistatore, ha avuto un ruolo importante nell'evoluzione dell'Almanacco, ordinò, infatti, che esso fosse adeguato ai tempi e vi fece inserire le teorie astronomiche provenienti dall'Islam.
Marco Polo, divenuto grande amico di Khublai Khan, ebbe il privilegio di assistere alla preparazione di un numero del T'ung Shu, che descrisse nel suo Milione.
La compilazione del magico Almanacco, tra il 1665 e il 1773, fu affidata ai Gesuiti, che tentarono di eliminare dal libro, qualsiasi traccia di superstizione pagana, ma il progetto, incontrò le prevedibili resistenze e nel 1773, i Gesuiti furono espulsi dal paese.
Nel 1949, nell'ambito della campagna contro la religione e la superstizione, Mao Tse Tung lo dichiarò fuori legge, e ne vietò la stampa e la commercializzazione in tutta la Repubblica Popolare Cinese.
Il T'ung Shu continuò tuttavia ad uscire a Hong Kong e a Taiwan, finché, nei tardi anni settanta fece la sua ricomparsa nella Cina Popolare, dove è tuttora pubblicato con immutato successo.
Da più di 3000 anni, e venduto a decine di milioni di copie in Cina, a Taiwan, a Hong Kong e tra gli emigrati cinesi di tutto il mondo.
 Il T'ung Shu è spesso come un elenco telefonico, rilegato "a fisarmonica" secondo l'antico uso orientale (immaginate di avere una lunga striscia di carta stampata su una sola faccia, di piegarla, appunto, "a fisarmonica" e di cucirne uno dei lati in modo da poter sfogliare l'altro come un libro), e legato con un filo rosso che serve ad appenderlo sulla porta di casa nella notte di capodanno. Il libro, infatti, è di per sé un potente talismano, e, come specificano gli ideogrammi sulla copertina, porta "buona fortuna in tutto".

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