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mercoledì 17 novembre 2010

Domus de Janas


Le domus de Janas
Le tombe preistoriche, scavate nella roccia 5-6000 anni fa, diffusissime in Sardegna, sono monumenti funerari dove erano deposti i defunti di epoca neolitica. Sono composte da piccole stanze scavate nella roccia, spesso dotate di nicchie ricavate nelle pareti, e una camera su cui si affacciano numerose piccole celle nelle quali venivano deposti i defunti. Molto belle sono le tombe decorate con rilievi scolpiti o incisioni che spesso rappresentano motivi a spirale e le corna, simbolo della divinità maschile. La più grande è Sant’Andrea Priu a Bonorva dove la tomba del capo contiene ben 18 camere ed è considerata una delle più grandi del Mediterraneo, ma ve ne sono a Oniferi, Orgosolo, Orune, Fonni, Silanus, Bitti e Lotzorai.

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Leggenda sarda
Le Janas le piccole fate delle rocce

Le Janas erano piccoli esseri soprannaturali femminili bellissimi (si dice ancora: bella comenti una giana) che indossavano preziosi abiti fatti da loro e portavano sul capo meravigliosi fazzoletti ricamati. Le Janas erano specializzate in ogni tipo di lavoro domestico: tessevano splendide stoffe, preparavano un pane più leggero dell'ostia e accompagnavano il loro lavoro con un bellissimo canto, la melodia si spandeva nell'aria e nelle notti silenziose dava conforto ai viandanti solitari. Possedevano telai d'oro, setacci per la farina, fatti d'argento e avevano un immenso tesoro, costituito da oro, perle, diamanti. A difesa di queste ricchezze erano poste le cosiddette muscas maceddas, orribili creature con testa di pecora, un occhio solo al centro della fronte, denti aguzzi, ali corte e, sulla coda, un pungiglione velenoso. Le muscas erano nascoste in una cassa, mischiata a tante altre contenenti il tesoro, poiché nessuno osava rischiare di aprire la cassa sbagliata, liberando così i terribili mostriciattoli, il tesoro era sempre ben protetto.
Uscivano solo di notte, per non rischiare che il sole rovinassero la loro candida pelle. Si potevano vedere nelle notti senza luna perché per andare ai templi nuragici, erano costrette a percorrere sentieri ripidi e ricoperti di rovi; in quelle occasioni per evitare le spine, le Janas diventavano luminose per rischiarare la strada ed erano quindi visibili.
Generalmente sono considerate benigne e donano ai mortali che le aiutano, fazzoletti ricamati ma, in alcune zone come del Nuorese, possono essere anche cattive e dispettose. Infatti, animali ritenuti nocivi per l’agricoltura e l’allevamento, come le donnole, sono chiamate "janna ‘e muru". E’ importante non confondere le Janas con le fate di altre mitologie poiché non sono degli spiritelli ma entità intermedie tra il divino e l’umano.


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