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martedì 2 novembre 2010

Timbuktu


Timbuktu
Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO
Timbuktu (o Timbuctu o Tombouctou) è un'antica città del Mali.
Raggiunse il massimo del suo splendore intorno al 1300, quando fu polo culturale del mondo arabo, così ricca d'oro da essere considerata una specie di Eldorado. All'epoca dell'impero del Mali, Timbuktu era una tappa di fondamentale importanza sulla rotta trans-sahariana e un florido centro commerciale. Le sue fortune cominciarono a declinare con la perdita del monopolio di questa via commerciale e la città fu gradualmente abbandonata al deserto, acquistando così fama di luogo remoto e inaccessibile.
La città è ancora viva in epoca moderna e pur non godendo delle ricchezze materiali di un tempo, conserva una piccola parte delle ricchezze culturali dell'epoca. Molte sono le testimonianze di questo periodo in particolare: le moschee e i palazzi costruiti con argilla cruda, i manoscritti del XIII secolo e le opere di Avicenna (nome latinizzato del filosofo, medico e letterato persiano Abu Ali al-Husain Ibn Sina). Tappa d'obbligo ancor oggi per le carovane provenienti dal deserto, Timbuktu resta una delle città-mito più raccontate e sognate del mondo. Merito del suo passato, quando, costituiva il centro culturale, commerciale e religioso più importante e ricco delle regioni bagnate dal Niger. Timbuktu nel periodo del suo massimo splendore, tra il XIV e il XVII secolo, arrivò a contare oltre centomila abitanti, ospitava la sede di una delle più famose università islamiche dell'Africa.
Annesse alla moschea di Sankoré; c'erano un centinaio di scuole coraniche, era frequentata da studiosi provenienti da tutta l'Africa occidentale, circolavano libri di scienza e di diritto. I suoi artigiani erano famosi per la lavorazione del cuoio, dell'oro, delle stoffe. Qui confluivano e incrociavano tutti i traffici provenienti dal Mediterraneo diretti a sud del Sahara.
Di Timbuktu "la città d'oro", al confine del Sahara, la città dei Tuareg, ormai quasi abbandonata ma sempre affascinante, oggi restano il mito e il ricordo.

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