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lunedì 18 ottobre 2010

Il calamaro gigante

foto d'archivio

Nel 1870 lungo le coste settentrionali dell’Atlantico si arenarono numerosi animali marini tentacolati, ma nessuno fu recuperato in tempo. La svolta avvenne solo il 2 novembre del 1878 quando una violentissima mareggiata scagliò sulle coste di Thimble Tickle (Terranova) uno stupendo esemplare di calamaro gigante, in questo caso la fortuita presenza di alcuni pescatori (che arpionarono l’animale con più perizia dei marinai dell’Alecton) e la forza del mare si rivelarono fatali per l’animale che,stremato dalla lunga lotta , fu infine legato saldamente ad un albero. Finalmente l’uomo poteva toccare con mano una vera e propria leggenda vivente: il calamaro aveva un corpo di circa 7 m. con tentacoli di 10 sui quali si aprivano ventose larghe 10 cm. A tutt’oggi resta il più grande esemplare mai rinvenuto D’un tratto i racconti dei balenieri che narravano di segni di ventose di calamaro larghe 50 cm. rinvenuti sui corpi di alcuni capodogli non facevano più sorridere…ma rabbrividire. L’epoca moderna non portò quindi alla scomparsa del calamaro gigante dall’immaginario collettivo bensì, contro ogni previsione, al suo inserimento tra le specie conosciute col nome (assai meno efficace) di Architeuthis dux. Uno dei mostri marini per eccellenza, che insieme al   Kraken( leggendario mostro marino delle saghe nordiche da non confondersi con l’Architeuthis, poiché   sarebbe in realtà una piovra, in pratica una sorta di enorme polpo)  e al Serpente di mare avevano agitato i sonni dei naviganti d’ogni epoca, era uscito dalle nebbie della leggenda per entrare a pieno titolo nella (ancor più inquietante) realtà. Ma le reticenze non erano scomparse del tutto. Quando nel 1903 a Vateraeelen, in Norvegia, venne segnalato un calamaro lungo oltre 50 metri prevalse lo scetticismo ; certo, si era ormai accettato che qualche esemplare   potesse crescere un po’ troppo, ma 50 metri sembravano eccessivi. Eppure negli anni ’80 accadde qualcosa di sbalorditivo: la nave da guerra USS STEIN rientrò anzitempo in porto a causa di non meglio identificati problemi col sonar .Quando si poté procedere ai dovuti controlli si scoprì che la schermatura esterna del sonar aveva chiaramente subito l’assalto di “qualcosa”; vi erano grossi e profondi segni simili a graffi e in uno di questi fu rinvenuto una sorta di artiglio. Ci volle un po’ prima di accettare il fatto che appartenesse ad un calamaro gigante, perché in base alle dimensioni dell’uncino il suo proprietario avrebbe dovuto misurare circa 40 metri! Da allora non solo gli avvistamenti ma la cattura d’interi esemplari è divenuta un fatto tutt’altro che eccezionale: nel 1982 a Bergen (Norvegia) un pescatore riuscì ad arpionarne uno ancora vivo in acque profonde solo 5 metri. L’ultimo di cui si ha notizia ha finito i suoi giorni sulle coste australiane nel dicembre del 1996, misurava 10 metri e le sue immagini sono apparse sui telegiornali di tutto il mondo. Lo studio di questi esemplari ha  fornito  preziose informazioni agli studiosi ma resta ancora molto da scoprire. Si suppone che il suo habitat naturale siano le grandi profondità oceaniche, anche se permangono alcune riserve( legate alla cattura di esemplari vivi anche in acque relativamente basse), e che si possano contare ,( oltre alla Dux  che abiterebbe solo nell’Atlantico) altre due diverse specie di Architeuthis:  la Japonica   e la Sanctipauli , entrambe localizzate nell’Oceano Pacifico . Ed è   proprio qui   che si sono concentrati gli sforzi per un’osservazione “dal vivo” di questi spettacolari animali, in particolare nel canyon sommerso di Kaikoura(Nuova Zelanda). L’ultima spedizione, nel 1997 ,si è risolta con un nulla di fatto. Nel 2001, però,è stato rivelata l’esistenza di un calamaro gigante anomalo che si muove indifferentemente per tutti gli Oceani. Infine è ormai certo che il principale nemico del calamaro abissale sia il capodoglio, che lo affronta in titaniche battaglie a cui l’uomo ha potuto talvolta assistere. Esistono innumerevoli testimonianze in tal senso e molte prove “indirette”, come i segni di enormi ventose sui corpi di vari cetacei o lunghi tentacoli di calamaro ritrovati al loro interno. 

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