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martedì 26 ottobre 2010

Ortodossia


 
 La parola chiesa deriva dal greco ekklesia, compare nei Vangeli, negli Atti degli Apostoli e nelle lettere di S. Paolo con il senso di comunità cristiana. L'aggettivo ortodossa - che significa retta fede e retto culto - ne esprime l'autenticità: la Chiesa ortodossa mantiene inalterata la Parola così come è stata rivelata dal nostro Signore Gesù Cristo, in continuità diretta con la tradizione apostolica delle origini. La fondazione della chiesa è dovuta all'intervento di Dio nella storia dell'umanità, mediante l'incarnazione, la crocifissione, la resurrezione, l'ascensione del Figlio di Dio e la discesa dello Spirito Santo il giorno della Pentecoste.
La storia della Chiesa Ortodossa inizia formalmente col grande scisma del 1054, ma è necessario ripercorrere almeno i punti essenziali della storia del Cristianesimo soffermandosi in particolare sui Concilii Ecumenici, grandi assemblee dei Vescovi, le cui decisioni sono vincolanti per l'intera Chiesa Universale.

I Concili ecumenici
Con l'editto di Milano ( 312 d. C) - emanato da Costantino - che concede ai Cristiani la libertà di professare il loro culto e in particolare con il successivo editto di Teodosio I (380), che proclama il Cristianesimo religione di stato, l Impero romano diventa cristiano. Costantino stesso modifica le leggi secondo alcuni principi evangelici, presto però prevalgono gli aspetti negativi del sistema e le interferenze inevitabili tra le due sfere di potere .
Nel 325 a Nicea viene convocato il I Concilio ecumenico, in cui si formula la fede nella stessa natura del Padre e del Figlio. Intanto Costantino si occupa di trasferire la capitale a Bisanzio (330), che definisce nuova Roma, favorendo ulteriormente la possibilità degli imperatori di intervenire nelle questioni religiose. Nel 381 a Costantinopoli il II Concilio ecumenico giunge alla formulazione del Credo, conosciuta col nome di Simbolo niceno-costantinopolitano.
Nel 431 ad Efeso il III Concilio ecumenico afferma che in Gesù la divinità e l'umanità sono unite nell'unica persona del Verbo, Figlio di Dio e che Maria , madre di Gesù, è anche madre di Dio (Theotokos). Nel 451 a Calcedonia il IV Concilio ecumenico, afferma che le due nature del verbo incarnato sono unite senza confusione né cambiamento, senza divisione né separazione.
Rifiutarono le decisioni di questo concilio le Chiese Orientali non greche, (Copta, Etiopica, Siro-Giacobita ed Armena) che adottarono altre confessioni di fede .
Fino all' XI secolo si registra un progressivo allontanamento tra Costantinopoli e Roma, a causa di diverse questioni, quali la fondazione dell'impero occidentale, la crescita del potere papale e l'introduzione del Filioque nel Credo. L'incoronazione imperiale di Carlo Magno nell'anno 800 indica la rottura dell'unità politica della Cristianità: dall'unico impero terrestre che doveva essere l'icona dell'unico Regno celeste, nascono due imperi.
La fondazione dell'Impero occidentale indebolisce la posizione dell'Impero bizantino e del Patriarcato di Costantinopoli, favorendo la crescita del prestigio e del potere temporale del papa.
Per quanto riguarda la questione del Filioque, dal VI secolo compare in Occidente la professione di fede con un'inserzione nel punto in cui si recita ... lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio.... L' espressione aggiunta viene subito denunciata dal patriarca Fozio perché si differenzia dalla formula orientale.



 
 Il grande scisma
Con questo nome si definisce la secolare divisione dell'unica Chiesa di Cristo, nell'anno 1054, quando ormai sembra regnare solo l' incomprensione tra i due mondi cristiani. Da questo momento la Chiesa Occidentale si definisce Cattolica, quella orientale Ortodossa. Papa Leone IX sopprime l'Arcivescovado greco dell'Italia del Sud per integrarlo in quello latino di Benevento e viene accusato dai patriarchi orientali di voler estendere il suo potere temporale, usurpando territori che appartenevano all'Impero bizantino. L'imperatore di Bisanzio Costantino IX tenta di riconciliare le due chiese, convocando un concilio, ma i rappresentanti delle due comunità non riescono a sostenere il dialogo per l'atteggiamento prevenuto che esse assumono reciprocamente. Sul filo degli equivoci e delle incomprensioni, immediatamente vengono inviati i primi documenti di scomunica reciproca, la quale persisterà fino al 7 dicembre 1965, quando a Roma e a Costantinopoli si pronuncia la cancellazione della scomunica dalla memoria della Chiesa.

Il cammino della Chiesa Ortodossa
L'opera missionaria della Chiesa Ortodossa fu strettamente legata alla politica estera imperiale, come del resto accade anche per le missioni occidentali.
Furono organizzate spedizioni missionarie presso gli Unni, presso i Croati ed i Serbi dei Balcani, presso i Bulgari, i Moravi e i Russi.
Dopo gli effetti devastanti della IV Crociata, che vide il saccheggio e l'occupazione di Bisanzio da parte dei Latini e dei Veneziani, nel 1261 l'imperatore Michele VII Paleologo si rivolse al Papa chiedendo aiuto e offrendo in cambio l'unione della Chiesa Ortodossa con la Chiesa Cattolica. Lo stesso fecero più tardi altri imperatori, ma i concili unionisti di Lione (1274) e di Ferrara-Firenze (1438-39) non raggiunsero i risultati sperati. In tali condizioni storiche la Chiesa Ortodossa ebbe notevoli difficoltà, sia a causa dei Crociati cattolici che dei Musulmani: ad Antiochia e a Gerusalemme, conquistate durante la prima crociata (1098-1099) i latini insediarono i loro patriarchi cacciando quelli ortodossi, costretti a ritirarsi a Costantinopoli. Dopo la riconquista delle due città da parte dei Musulmani, gli Ortodossi possono eleggere di nuovo i loro patriarchi.
Agli inizi dell'Impero ottomano, il sultano Maometto II permette ai Cristiani di eleggere il loro patriarca e lo nomina Etnarca, cioè capo della comunità cristiana, considerata come una sola nazione. Così la Chiesa acquista un ruolo importantissimo nel mantenere viva la coscienza nazionale dei diversi popoli cristiani inglobati sotto il dominio turco; il Patriarca di Costantinopoli riveste un potere religioso e civile quasi illimitato non solo sui fedeli del suo patriarcato, ma anche sugli altri patriarcati orientali; egli può giudicare i Cristiani secondo le loro leggi e riscuotere da loro le tasse. In cambio di questa relativa tolleranza, ai Cristiani viene vietata ogni missione tra i Turchi e la costruzione di nuovi edifici di culto. Molte chiese vengono trasformate in moschee, a partire da Santa Sofia. La sede del patriarcato deve trasferirsi diverse volte finché si stabilisce nella chiesa di San Giorgio al Fanar, dove tuttora si trova.
Il secolo XIX anche per l'oriente cristiano si configura come un periodo di risorgimento nazionale in cui cambia la fisionomia del mondo ecclesiastico : quando un popolo diventa autonomo e indipendente, anche la sua Chiesa tende verso l'autonomia.
Accanto alle antiche chiese autonome - Costantinopoli, Alessandria, Antiochia , Gerusalemme e Cipro - anche la Russia diventa autonoma, seguita nel 1833 dalla Grecia, dalla Chiesa Ortodossa del Regno serbo nel 1879, dalla Chiesa Ortodossa Ucraina e della Georgia nel 1918, dalla Bulgaria, la cui autonomia ecclesiastica viene riconosciuta solo nel 1945; nel 1948 è la volta della Chiesa Ortodossa della Polonia e nel 1951 di quella Cecoslovacca.
Con i suoi circa 170-180 milioni di fedeli di etnia greca, slava, romena, araba, asiatica, africana, americana ed anche europea occidentale (in Italia sono circa 32000), la Chiesa Ortodossa presenta oggi una certa universalità geografica.
La struttura attuale della Chiesa Ortodossa è decentrata: si tratta di un insieme di Chiese locali autonome, in cui ognuna ha diritto di eleggere i propri vescovi.

 
 La Chiesa Ortodossa professa la fede nel Dio uno e trino: Padre, Figlio e Spirito Santo, nella divinità e nell'umanità di Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato.
Essa venera  Maria, in quanto Madre di Dio e venera anche i Santi, quali modelli di vita cristiana. La visione ortodossa è di tipo globale, per cui non dissocia la dottrina dalla vita, la fede dalla spiritualità, la teologia dalla mistica. Questo tipo di concezione ha le sue radici in Oriente, come riconosce il Concilio Vaticano II quando afferma: Dall'Oriente si è diffuso il messaggio di Cristo, annunciato dagli apostoli quali orientali; in Oriente sono nate le prime comunità cristiane; in Oriente si sono riuniti i sette Concili ecumenici i quali hanno formulato i dogmi della fede cristiana; dall'Oriente vengono le forme di culto ed è l'Oriente patria del monachesimo e della mistica cristiana. (cfr. Decreto sull'ecumenismo, nn. 14-17).
Alla sacra Scrittura si affianca la sacra Tradizione che comprende oltre al Simbolo niceno-costantinopolitano, le decisioni dogmatiche dei Concili, i libri di culto e le opere dei Padri, tra i quali godono di particolare autorità i santi Atanasio, Basilio, Gregorio Nisseno, Gregorio Nazianzeno, Massimo il Confessore, Giovanni Damasceno, il patriarca Fozio, Simeone il Nuovo Teologo, Gregorio Palama ed altri, senza ignorare i Padri latini.
Mentre la chiesa cattolica tende a dare una importanza principale alla figura di Cristo, quella ortodossa attribuisce pari importanza ad una teologia riferita allo Spirito Santo.
La Chiesa è il luogo in cui il credente partecipa attivamente alla vita di Cristo, mediante i sacramenti, riguardo al numero dei quali la chiesa ortodossa non ha formulato una decisione, ma ormai è generalmente accettato il numero di 7.
Soffermandoci sulle differenze nell'uso liturgico, nel Battesimo gli ortodossi immergono totalmente nell'acqua il candidato per tre volte, indicandone la morte al peccato e la resurrezione alla nuova vita in Cristo, attraverso l'azione del Dio unico e trino.
Per quanto riguarda l' Eucarestia, la Comunione viene sempre fatta con col pane e col vino insieme.
Pur affermando l'indissolubilità del Matrimonio, la Chiesa ortodossa celebra anche il secondo e il terzo Matrimonio tra divorziati, sostenendo che Dio vuole che il peccatore non muoia, ma che si penta e viva.
Il sacramento chiamato Unzione degli infermi assume un carattere specificamente penitenziale e viene celebrato anche per quei fedeli che non sono ammalati fisicamente, ma che sentono una profonda sofferenza spirituale.


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