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domenica 14 novembre 2010

Milano e le sue leggende


Mediolanum
Una delle leggende più comuni, che riguardano la nascita di Milano, sostiene che il vero fondatore sia stato un capo di una tribù di Galli, un certo Belloveso, intorno al 600 a.C. In quel tempo i Galli incaricarono i sacerdoti di interpellare gli dei circa la località più propizia e il nome da imporre alla nuova città, che sarebbe diventata la capitale della regione che avevano conquistato. Gli dei risposero di cercare una località dove pascolasse una scrofa col dorso coperto per metà di lana. La scrofa lanigera, si vede tuttora scolpita nel secondo arco del Palazzo della Ragione, in Piazza Mercanti. Da questo simbolo derivò il nome della nuova città: Mediolanum (in medio lanae.)
Dopo la scrofa semilanuta apparve sugli stendardi della città la famosa biscia. La sua prima apparizione risale agli inizi dell'XI secolo, quando Ottone III incaricò l'Arcivescovo Arnolfo di recarsi alla corte di Bisanzio per trattare le sue nozze con una principessa di quella corte. Quando l’arcivescovo rientrò in patria con la futura sposa, aveva con sé un automa in grado di pronunciare alcune parole, e un serpente di bronzo risalente all’epoca di Mosè. Appena sbarcato a Bari con la sposa, l'Arcivescovo fu raggiunto dalla notizia dell'improvvisa morte dell'imperatore Ottone; la principessa bizantina tornò allora in Oriente portando con sé l'automa e il prelato rientrò a Milano con il serpente di bronzo che si può ancora vedere nella chiesa di Sant'Ambrogio. Al simbolo si attribuiscono virtù miracolose contro alcuni mali dei bambini. Da allora il rettile comparve sugli stemmi e gli stendardi della città.
C'è anche un'altra leggenda che tramanda la storia di un guerriero appartenente alla famiglia dei Visconti, di nome Azzone che si trovava a combattere contro i Fiorentini, a Pisa (1323). Un giorno, stanco di una lunga marcia, scese da cavallo, si levò l'elmo e si addormentò a ridosso di un albero. Un serpente entrò nel copricapo e vi si accovacciò. Quando Azzone si svegliò e si rimise l'elmo, l'animale uscì aprendo minacciosamente le fauci. I soldati che videro la scena si spaventarono ma Azzone liberò il rettile senza ucciderlo. Anzi prese lo spunto per farne un’insegna e siccome la serpe era stata innocua, la volle raffigurare mentre protegge un bimbo tenendolo delicatamente fra le fauci
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Il "Biscione"
Così scrive Bonvesin de la Riva nel «De Magnalibus Mediolani», riferendosi alla nascita dello stemma visconteo : «Viene offerto dal comune di Milano a uno della nobilissima stirpe dei Visconti che ne sembri il più degno un vessillo con una biscia dipinta in azzurro che inghiotte un saraceno rosso; e questo vessillo si porta innanzi ad ogni altro; e il nostro esercito non si accampa mai se prima non vede sventolare da un'antenna l'insegna della biscia. Questo privilegio si dice concesso a quella famiglia in considerazione delle vittoriose imprese compiute in Oriente contro i saracini da un Ottone Visconti valorosissimo uomo»
Un altro cronista milanese, Galvano Fiamma, fa risalire la nascita del «biscione» con l'uomo in bocca allo stesso episodio, la vittoria di Ottone Visconti contro i Saraceni. Nel 1100 circa, mentre la seconda crociata metteva a ferro e fuoco il Medio Oriente, Ottone Visconti comandava i settemila milanesi che vi partecipavano. Durante l'assedio di Gerusalemme, Ottone affrontò in duello il nobile e valoroso saraceno Voluce che, simbolo della sua invincibilità, combatteva sotto l'insegna di un serpente che divorava un uomo. Si narra che mai cristiano avesse visto nemico più feroce e imbattibile; dopo ore di estenuante duello, Ottone riuscì a colpire l'infedele con un fendente mortale. Mentre il nemico giaceva a terra coperto del suo stesso sangue, Ottone lo spogliò delle armi e delle insegne che riportò, vittorioso, a Milano. Per non dimenticare l'episodio volle che la sua famiglia utilizzasse proprio quelle insegne modificandole e sostituendo l'uomo con un saraceno rosso.
 Probabilmente lo stemma ha un'origine più antica. Sembra che fosse simbolo di Milano molto prima dell'arrivo dei Visconti e potrebbe rappresentare il serpente di bronzo* conservato in Sant'Ambrogio e forgiato da Mosè in persona.
Un'ultima curiosità: si racconta che ai tempi di Filippo di Valois (1320 circa), cacciato dall'Italia dopo pesanti perdite, i Francesi fossero convinti che sullo stemma dei Visconti ci fosse una lumaca con un uomo in bocca. Non è chiaro se i soldati di Valois, mentre venivano battuti, avessero veramente visto «una lumaccia invece della vipera che sta rivolta con uno huomo rosso in bocca», o fossero solo scottati dalle batoste prese dai
milanesi.
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Il toro in galleria
Una delle credenze più simpatiche di Milano è quella del Toro.
Tradizione vuole che "pestare le palle” del toro favorisca la buona sorte.
Al centro dell'Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II, il cosiddetto "salotto di Milano", sono raffigurati nel mosaico del pavimento gli stemmi di varie città e tra questi il toro di Torino con gli attributi bene in vista
Tradizione vuole che ruotare con il tacco sugli attributi, porti fortuna. C'è anche chi sostiene che i giri debbano essere tre.
Accade spesso di vedere stranieri e non, volteggiare sul povero torello che dopo tanti anni ha le balotte straconsumate, ma la credenza tiene e se vi capitata di fare un giro in centro non potete tornare a casa senza avergliele schiacciate!

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Nehushtan. Il serpente di Mosè *
Il simbolo del serpente compare spesso nelle scritture.
La storia inizia, quando Mosè per dimostrare al faraone la potenza di Dio butta a terra il suo bastone che si trasforma in serpente.
Un bastone sormontato da un serpente è usato per aprire le acque del mare.
Mosè, dopo aver mandato dei serpenti di fuoco a distruggere gli idolatri, si impietosisce, e forgia un serpente di bronzo - Nehushtan – in tal modo chiunque è morsicato da serpenti di fuoco si può salvare solo se guarda verso il serpente.
A Milano nella basilica di Sant'Ambrogio, posto su di una colonna, al lato sinistro della navata centrale, si può vedere il Nehushtan, ovvero il serpente di Mosè. Fu portato a Milano intorno all’anno 1000 dall'arcivescovo Arnolfo di ritorno da uno dei suoi viaggi.
Saputo dell'arrivo della misteriosa reliquia proveniente dall'Oriente, i Milanesi affollarono la basilica e in breve si diffuse la voce che toccando il serpente si guariva dalle malattie intestinali, in particolare dai vermi. La credenza persiste ancora oggi.
Altra credenza
Il giorno del giudizio, il serpente di bronzo si animerà e dopo aver sibilato tre volte, tornerà strisciando alla Valle di Josafat dove le mani di Mosè lo forgiarono.
La saggezza popolare dice che se entrando in S. Ambrogio si può vedere che il serpente è sempre al suo posto, la fine del mondo non è ancora giunta

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