saluto


martedì 1 marzo 2011

Liberamente tratto dal simposio di Platone


Dal discorso di Aristofane (non è una traduzione letterale)
All'origine del mondo gli esseri umani erano differenti da come sono oggi, erano formati da due degli umani attuali, congiunti tramite la parte frontale (pancia e petto). La figura di questo essere umano era arrotondata, dorso e fianchi formavano come un cerchio; aveva quattro mani e quattro gambe, due facce uguali, unite in senso opposto a un unico cranio. Questo essere aveva quattro orecchie, doppi gli organi genitali e, da tutto questo, possiamo immaginare il resto. I sessi erano tre, perché quello maschile aveva avuto origine dal sole, quello femminile dalla terra e l'androgino con i caratteri d'ambedue, dalla luna. Avevano una resistenza e una forza prodigiosa, e un'arroganza senza limiti, tanto che si misero in urto con gli Dei. Giove e le altre divinità stanchi del loro comportamento, si riunirono per decidere cosa fare. Non era il caso di ucciderli, perché gli Dei avrebbero dovuto rinunciare agli onori ed ai sacrifici che gli uomini gli riservavano, però non potevano più sopportare la loro tracotanza. Fu allora che Giove ebbe un’idea e decise che avrebbe tagliato in due quegli esseri, in tal modo sarebbero diventati più deboli, sarebbero stati costretti a camminare su due gambe, sarebbero aumentati di numero e avrebbero servito meglio gli Dei.
Detto fatto, si mise a tagliare gli uomini in due, poi, Apollo rivoltava il viso e la metà del collo dalla parte del taglio in modo che l'uomo, vedendo sempre che ora era incompleto, diventasse più mansueto, quindi ricuciva le altre parti.
Ciascuna metà desiderava però ricongiungersi all'altra, si cercavano, si abbracciavano, restavano avvinti e si lasciavano morire di fame poiché non aveva senso vivere divise l'una dall'altra. Quando una delle due metà moriva, quella rimasta in vita ne cercava un'altra e si avvinghiava, sia le capitasse una metà di sesso femminile che una di sesso maschile.
Zeus, impietosito, decise un nuovo cambiamento: spostò il loro sesso sul davanti rendendo possibile la procreazione attraverso l'unione del maschio con la femmina. Prima, infatti, i genitali erano sulla parte esterna e quegli esseri si riproducevano non unendosi tra loro, ma congiungendosi alla terra.
Ancora oggi, come sempre, l'uomo dimezzato è costantemente alla ricerca della sua metà perduta.


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