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domenica 30 gennaio 2011

L'aquila e il bisonte bianco


Questa favola è dedicata a tutti quei bambini che non conoscono la storia dei pellerossa e di come la crudeltà dell’uomo bianco abbia distrutto la loro meravigliosa civiltà. Questo straordinario popolo conosceva le erbe, le mangiava, curava con esse le malattie. Seguiva l’alternarsi delle stagioni e le rispettava. Venerava il bisonte, straordinario animale da cui traeva gran parte del suo sostentamento: mangiava la sua carne, usava la sua pelle, ne utilizzava il prezioso grasso. La loro era la civiltà del bisonte

L'aquila e il bisonte bianco
Tanto tempo fa nella terra abitata dai pellerossa, popolo nobile e fiero, viveva un’aquila reale. Era un uccello bellissimo e maestoso che abitava gli sconfinati spazi del cielo, nessuno riusciva a raggiungere le vette delle montagne più alte dove lei era sovrana. Da quelle cime il suo sguardo acutissimo riusciva a scrutare l’orizzonte e a cogliere i particolari di lontani paesaggi. Un giorno guardando le immense praterie sotto di lei, scorse una meravigliosa creatura, un bisonte bianco. Il cuore dell’aquila cominciò a battere all’impazzata per la bellezza di quella creatura. L’aquila, pur essendo la regina del cielo, cercava da molto tempo un amico perché si sentiva sola e pensò che avrebbe potuto fare amicizia con quell’essere di un bianco così lucente.
Conobbe Tatanka, questo era il nome del bisonte, avvicinandosi delicatamente planando sull’erba. Si guardarono negli occhi, il loro cuori si unirono profondamente e provarono il desiderio di visitare insieme gli immensi spazi del cielo.
L’aquila gli propose: vieni con me, ti farò volare su mondi sconfinati che da quaggiù neanche puoi immaginare!
Tatanka rispose: mi piacerebbe tanto, ma non ho ali, ho solo grosse zampe per calpestare il terreno e attraversare la prateria.
Ti presterò una delle mie ali e volerai con me, chiederemo il permesso al vecchio Sciamano, che abita sulle montagne della Luna Rossa.
Camminarono per vari giorni verso la meta per incontrare lo Sciamano, il vecchio saggio che il popolo della prateria consultava per avere consigli e conforto.
Giunsero a destinazione un giorno quando ormai il sole calava all’orizzonte e presentarono la loro richiesta.
 Possiamo volare insieme? Intercedi presso il Signore del Vento perché ci conceda di volare uniti, usando le mie ali.
Lo Sciamano accettò, ma fece promettere loro che al calar della notte sarebbero scesi di nuovo sulla terra, pena la morte di entrambi. Avrebbero avuto solo una giornata a loro disposizione. I due amici accettarono felici e la mattina seguente intrapresero il loro viaggio abbracciati saldamente perché il bisonte non precipitasse.
Volarono alti nel cielo, fino a quando raggiunsero una delle vette che Tatanka aveva sempre osservato dal basso.
Allora l’aquila gli chiese: scorgi gli alberi, il fiume, la prateria sconfinata, le mandrie di bufali che si spostano come uno sciame? Vedi la bellezza della nostra Madre Terra?
Con desolazione Tatanka rispose di non vedere nulla, perché i suoi occhi non erano fatti per osservare così da lontano.
L’aquila insistette: ti prego, sforzati!
Con disperazione il bisonte sforzò la vista finché non colse un'immagine confusa.
Il bisonte suggerì all’amica: vieni scendiamo sulla terra, credo che riusciremo a conoscere la nostra Madre Terra anche lì!
Ridiscesero, e raggiunsero la prateria scaldata dai raggi del sole calante.
Il bisonte si avvicinò ad un filo d’erba e disse: guardalo in trasparenza, cogli la bellezza della Madre anche in questo filo di seta?
 L’aquila sospirò: non riesco, il mio sguardo vede solo lontano, non colgo le cose troppo vicine!
Una sconfinata disperazione colse entrambi, perché avevano capito di appartenere a regni diversi e a modi diversi di adorare la loro unica Madre Terra.
Si separarono e l’aquila si librò alta nel cielo, salutando da lontano l’amico Tatanka.
Nel suo cuore però non c’era più tristezza, sapeva che ogni sera, al tramonto del sole, sarebbe ridiscesa verso il basso.
Nulla avrebbe più diviso quei due cuori che si erano cercati dall’eternità, sfidando le leggi di due regni diversi

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