saluto

mercoledì 29 settembre 2010

Bella la vita

Bella la vita!
Con questa frase, ripetuta ogni mattino, Bill si alzava da letto ed iniziava il suo lavoro. Era molto fortunato: il lavoro che gli era stato affidato veniva svolto al suo domicilio.
Inoltre, la famiglia che lo ospitava, si era rivelata molto dolce con lui: soprattutto la piccola Katia...quante volte si era lasciato andare alle sue dolci carezze e quante volte aveva sognato un dolce avvenire!

Pensare che quando era apparso in quella famiglia, si era comportato con timore e vergogna: loro lo avevano accolto a braccia aperte, ma lui in quel momento, non poteva dare in cambio che la sua amicizia.
Che stupido era stato!
Addirittura era stato proprio il padre di Katia a trovargli il lavoro.
Insomma, non avrebbe mai saputo come ringraziarli.
Guardò verso l'orologio della cucina e si rallegrò; era quasi mezzogiorno e tra pochi minuti Elena sarebbe tornata a casa piena di sporte e sacchetti contenenti ogni ben di Dio.
Naturalmente avrebbe preparato chissà quali manicaretti.
Il pensiero del pranzo creò, nello stomaco di Bill, la dolce sensazione che dà l'appetito; purtroppo però era ancora presto, doveva prima finire il suo lavoro.
Uscì dalla porta e si recò in giardino e cominciò ad armeggiare tra fiori, piante ed erba, fino all'arrivo di Elena.
Accompagnò la donna in cucina e si sedette osservando con estrema attenzione i movimenti della padrona di casa; il rumore della porta d'ingresso che si apriva fece girare di scatto la testa a Bill che, immediatamente riconobbe la voce che lo chiamava:
"Bill, sei in casa? Cosa aspetti a venirmi a salutare?"
Era Katia!
Corse all'impazzata incontro alla giovane e bella ragazza e le baciò una mano, poi,
silenzioso la seguì in cucina e cominciò a guardare un po' Elena e un po' Katia che si erano messe a chiacchierare sull'andamento della giornata ed altri discorsi del genere, ma una frase di Elena attirò particolarmente la sua attenzione:
"Senti Katia, sono un po' in ritardo con il pranzo, potresti fare due passi con Bill, che ne dici? Io ne avrò ancora per almeno una mezz'ora."
"Hum, perché no? Che dici Bill, hai voglia di portarmi a spasso?"
Naturalmente l'idea di fare due passi con quella dolce e tenera creatura riempì di gioia il cuore di Bill che si mise immediatamente al fianco ragazza seguendola passo passo.
Bill era un tipo di poche parole, ma riusciva comunque a trasmettere i suoi sentimenti senza bisogno di "aggiungere chiacchiere alle chiacchiere".
Lasciò quindi che fosse Katia a parlare per tutti e due...Ormai da tempo lui e la ragazza avevano instaurato un gran bel rapporto, lui sapeva tutto di lei, era il suo confidente di fiducia e questo, gli dava una grande soddisfazione.
Come di consueto si recarono al parco e, al loro ritorno, il pranzo era pronto e Bill,
divorò la sua porzione in men che non si dica.
"Santa pazienza che foga!" esclamò Elena.
"Dovresti mangiare più lentamente, gusteresti meglio i sapori!"
Bill sapeva benissimo che mangiare con calma era una cosa saggia, ma con quelle pietanze così gustose era troppo difficile trattenersi.
Il tempo passava inesorabile tra le mura domestiche, e come dicono i grandi romanzieri: "nulla dura per sempre!".
Da qualche tempo l'atmosfera di quella famiglia si era trasformata.
Katia ed Elena si comportavano normalmente, ma il padrone di casa era diventato da tempo intrattabile: nulla di quello che Bill faceva sembrava andargli a genio, ma quelle si rivelarono soltanto le avvisaglie della tempesta che presto si sarebbe abbattuta sul povero Bill.
Un giorno d'estate, Bill venne invitato (in modo abbastanza brusco a dire il vero) dall'uomo di casa a salire sull'auto per una gita inaspettata.
Comunque, visto che una gita è sempre una gita, salì con la consueta tranquillità posizionandosi sul suo "solito" sedile.
La vettura si avviò verso la periferia della città, imboccò l'autostrada e dopo parecchi chilometri, si fermò ad una stazione di servizio.
"Mentre io faccio il pieno, sgranchisciti le gambe e cambia "l'acqua ai lupini!" Bill non se lo lasciò ripetere e corse verso la toilette.
Fu proprio in quel momento che avvenne il fattaccio: la sua auto, si era avviata e raggiungeva la corsia di rientro a gran velocità.
Bill provò a rincorrere la vettura ululando e gridando con forza la sua disperazione.
Dimenticavo di dirvi che Bill era un bel cagnone peloso di circa 30 kilogrammi e che, almeno fino a quel momento aveva svolto il suo lavoro di guardiano di casa con diligenza e carattere.
Mai avrebbe permesso ad estranei di entrare in casa senza permesso.
Si domandò cosa poteva aver fatto di male ed analizzò la sua onorata carriera senza trovare grosse pecche, ma recriminare era ora illogico; in fondo forse, l'uomo si era solo dimenticato temporaneamente di lui, sarebbe tornato presto indietro, si sarebbe scusato con lui e tutto sarebbe tornato come prima.
Per questo il nostro amico a quattro zampe decise di aspettare un po' di tempo all'interno dell'area della stazione di servizio.
Pazientemente, Bill aspettò alcuni giorni poi, decise che ormai era il caso di rimettersi in marcia e tentare il rientro a casa: in fondo tante volte aveva sentito alla televisione di esseri della sua razza, fare anche migliaia di chilometri.
Purtroppo però non fece in tempo a percorrere che poche centinaia di metri.
Sentì una frenata, un grande dolore poi il nulla.
Quando si svegliò, una ragazza dagli occhi di cielo lo guardò sorridente e gli parlò con voce rassicurante; nonostante il dolore Bill le lambì la mano.
"Tranquillo, tra poco starai bene: il veterinario mi ha detto che tra qualche giorno sarai in grado di correre e saltare nuovamente.
Sei fortunato sai, hai rischiato brutto: se non mi fossi fermata, a quest'ora non saresti qui !
Non sei il primo che trovo in queste condizioni e quando starai meglio potrai unirti agli altri amici in giardino."
Come ho saputo della sua storia?
Fu proprio Bill a raccontarmela mentre ero ospite della fata dagli occhi di cielo (come lui ama chiamarla).
Nonostante la sua fortuna, durante il racconto, gli occhi di Bill si erano velati e in più di un'occasione i suoi pensieri erano tornati a Katia e alle sue coccole, alle passeggiate ed ai manicaretti che, giornalmente, uscivano dalla cucina di Elena.
Pensò anche a colui che lo aveva abbandonato così brutalmente, ma senza troppo rancore; anzi sarebbe stato sicuramente capace di perdonarlo.
Chi invece non venne perdonato (il nostro è un vero "racconto a lieto fine), fu proprio il "vecchio" padrone di casa che, venne... "abbandonato" dalla moglie e dalla figlia e denunciato dalle stesse per crudeltà verso gli animali.

di Daniele *tarlo* Tarlazzi

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