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martedì 2 novembre 2010

Palazzo del Potala


Palazzo del Potala
 Sull’altopiano Qinghai-Tibet sorge il gruppo di edifici posto alla massima altezza sul livello del mare e di maggiore dimensione al mondo: si tratta del grandioso e magnifico palazzo-fortezza del Buddismo tibetano.
Il Potala fu costruito nel settimo secolo a.C. dal re tibetano Songzanganbu per le sue nozze con la principessa Wencheng. Il Potala è situato in cima al Monte Rosso (Mapori) di Lhasa, ad un’altezza di 3700 metri. Costruito lungo il declivio, occupa una superficie di oltre 360 mila mq, ed è composto dal Palazzo rosso e dal Palazzo bianco, il primo posto al centro e il secondo ai due lati, con un intreccio di rosso e bianco e una sovrapposizione di edifici dall’aspetto maestoso.
La costruzione del Potala fu iniziata sulle rovine di un castello nel 763, interrotta fino al 1645, quando fu ripresa e, con il passare degli anni, completata.
Vi sono circa 1000 camere e 20 000 immagini sacre distribuite in 10 000 cappelle. Per edificare il Potala, di 13 piani e 117 m di lunghezza, con un susseguirsi sterminato di sale, corridoi, gallerie, sono stati necessari circa 7000 operai cinesi e nepalesi, che hanno lavorato ininterrottamente per 50 anni, adoperando solo legno e pietra con rinforzi di rame, senza usare alcuna intelaiatura di ferro. Il sorprendente edificio ha un unico stile architettonico. Il Dalai Lama viveva nei piani superiori del Palazzo Rosso; i piani inferiori fungevano da stamperia per i libri sacri, mentre i sotterranei servivano da prigioni. All'interno dell'edificio sono conservate le salme di otto Dalai Lama, contenute in chorten dal tetto dorato, posti in una zona del palazzo particolarmente ricca e adorna di fregi, ben distinta dal resto. Questi chorten sono costruzioni molto elaborate  ricoperte di pietre preziose e oro; uno di loro è rivestito di 3700 kg d'oro con pietre preziose incastonate; vicino è posto un mandala con 200 000 perle, decorato da figure di animali fantastici, draghi e volatili. L'insieme è completato da ruote della preghiera che, tirate con corde di peli di yak, inviano simbolicamente i versi incisi al cielo.

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